Indice dei Contenuti
L’acqua è, da sempre, il tema più delicato quando si parla di sostenibilità nel golf. Un percorso di 18 buche copre in media diverse decine di ettari, e mantenere green, fairway e rough in condizioni di gioco richiede un’irrigazione costante, soprattutto nei mesi estivi. In un Paese come l’Italia, dove le estati sono sempre più calde e le risorse idriche sempre più contese tra agricoltura, uso civile e ambiente, il consumo d’acqua dei campi da golf è diventato un tema di attenzione pubblica, spesso al centro di un dibattito che contrappone la sostenibilità del gioco alle esigenze del territorio.
Le tecnologie di irrigazione di precisione in uso oggi
Per rispondere a questa pressione, molti circoli stanno progressivamente sostituendo i vecchi sistemi di irrigazione a pioggia diffusa con impianti a settori, dotati di sensori che misurano l’umidità del terreno buca per buca e regolano l’erogazione di conseguenza. L’obiettivo è irrigare solo dove e quando serve, evitando gli sprechi tipici dei sistemi più datati, che bagnavano l’intero percorso in modo uniforme indipendentemente dalle reali necessità di ogni area.
Questa transizione tecnologica richiede investimenti significativi da parte dei circoli, ma viene sempre più vista come una scelta obbligata più che opzionale, sia per motivi economici — l’acqua ha un costo crescente — sia per la pressione normativa e sociale sulla gestione della risorsa.
Il riuso delle acque reflue depurate
Una delle strade più promettenti, e già percorsa da alcuni circoli, è l’utilizzo di acque reflue depurate al posto dell’acqua potabile per l’irrigazione. Si tratta di acqua proveniente da impianti di depurazione civile, trattata fino a raggiungere standard idonei all’uso agronomico, che permette di non attingere a falde o acquedotti per un’attività, come l’irrigazione di un campo da golf, che non richiede acqua potabile.
Dove questo sistema è stato adottato, l’effetto principale è la riduzione della pressione sulle risorse idriche locali, un aspetto particolarmente rilevante nelle zone dove il campo da golf convive con comunità agricole che dipendono dalla stessa fonte d’acqua.
Le nuove varietà di erba a basso fabbisogno idrico
Parallelamente alla tecnologia, cambia anche l’agronomia. Alcuni circoli stanno sperimentando specie erbose più resistenti alla siccità, capaci di mantenere un aspetto e una giocabilità accettabili con un apporto idrico ridotto rispetto alle varietà tradizionalmente usate sui green italiani. Non si tratta di una soluzione univoca — il clima e il tipo di terreno di ogni campo richiedono scelte diverse — ma di un percorso che, unito all’irrigazione di precisione e al riuso delle acque, disegna un modello di gestione del golf sempre più attento al proprio impatto idrico.








